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Uri Aran
Mark Barrow
Moyra Davey
Michael Dean
Jeppe Hein
partoftheprocess4
Opening
24.02.2011, 7PM
Until 30-03-2011
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group show "partoftheprocess4"
2011
installation view

group show "partoftheprocess4"
2011
installation view

Moyra Davey, Jeppe Hein
group show "partoftheprocess4"
2011
installation view

Michael Dean
group show "partoftheprocess4"
2011
installation view

Uri Aran
group show "partoftheprocess4"
2011
installation view

Moyra Davey
16 Photographs from Paris
2009
16 C-print con nastro adesivo, francobolli, inchiostro
30 x 45 cm ognuna, particolare

Moyra Davey
16 Photographs from Paris
2009
16 C-print con nastro adesivo, francobolli, inchiostro
30 x 45 cm ognuna, particolare

Michael Dean
Analogue Series (W)
2011
cemento, vernice, brossura
100 x 24 x 27 cm, particolare

Michael Dean
Analogue Series (W)
2011
cemento, vernice, brossura
100 x 24 x 27 cm, particolare

Jeppe Hein
Modified Social Bench #7
2005
acciaio, rivestimento
94 x 180 x 50 cm

Jeppe Hein
Modified Social Bench #6
2005
acciaio, rivestimento
75 x 180 x 50 cm

Mark Barrow
ABR
2010
acrilico su telaio in lino fatto a mano, textile di Sarah Parke
73,6 x 68,6 cm

Mark Barrow
GNE
2010
acrilico su telaio in lino fatto a mano, textile di Sarah Parke
73,5 x 63,2 cm

Uri Aran
Untitled
2008
video digitale, audio
6'

‘Mikhail Baryshnikov is the best dancer in the world…’

Opere di alcuni artisti di generazioni differenti dialogano nella quarta presentazione della serie partoftheprocess.

Nell’attesa di qualcosa che verrà, la sensazione di sospensione temporale è sottolineata nella prima stanza da opere in cui lo scorrere del tempo è un elemento fondante del loro aspetto formale.

‘Mikhail Baryshnikov is the greatest dancer the world has ever seen…’

Mark Barrow

ABR, 2010; GNE, 2010

Il lavoro di Mark Barrow ruota attorno alla struttura e alla geometria della tessitura, intesa sia come materiale di substrato che come struttura concettuale. Lavorando su un telaio di lino, realizzato a mano dalla moglie Sarah Parke, Barrow applica metodicamente la pittura in corrispondenza del pattern da lei prodotto. Questo gesto di collaborazione è emblematico dell’intero processo, un libero circolare di informazioni e un’unione di forme. Come la distinzione tra immagine ed oggetto scompare ad ogni punto di colore, lo stesso accade ai confini che separano idee antitetiche. L’empirico e il casuale, il meccanismo e il manufatto, il sistematico e l’intuitivo si fondono tutti in una complessa matrice. 

‘Mikhail Baryshnikov is the greatest dancer ever…’

Moyra Davey

16 Photographs from Paris, 2009

Una sequenza di immagini fotografiche scattate a Parigi (chiavi nella serratura di porte chiuse, tavoli di caffè, sigarette spente, esterni); Davey, l’autrice degli scatti, ha poi stampato e spedito per posta i soggetti ad alcuni amici; le tracce del processo (francobolli, date stampate, indirizzi) danno testimonianza formale del passaggio del tempo e del viaggio a cui le immagini sono state sottoposte.

‘Mikhail Baryshnikov is incomparable amongst dancers…’

Michael Dean

Analogue Series (W), 2011

“Cara Alice, sì, vi spedirò una pubblicazione da cui i visitatori sono invitati a strappare e portare via una pagina…quello che rimane del libro resta insieme al lavoro in cemento…Alle installazioni che ho prodotto negli ultimi due anni è sempre associato un libro…Ho pensato che in questo caso poteva funzionare in relazione a questo singolo pezzo, il libro può semplicemente essere appoggiato vicino alla scultura..avvicinandosi al libro si giunge ad una visione più ravvicinata della scultura…comunque….aspettando e leggendo del materiale”.

‘Mikhail Baryshnikov is my favorite dancer and everyone’s favorite dancer…’

Jeppe Hein

Modified Social Bench #6, 2005; Modified Social Bench D, 2006

Investigando architettura, comunicazione e comportamento sociale nello spazio urbano, è nata una serie di panchine con il comune titolo di Modified Social Benches. Il design delle panchine riprende la normale forma delle panche che vediamo ovunque in parchi o giardini, ma è alterato in modi e gradi differenti così da rendere l’atto del sedersi su di esse un tentativo fisicamente consapevole. Grazie a questa modifica, gli spazi in cui esse si trovano diventano luoghi attivi, anziché di silenzio e solitudine; le panchine favoriscono lo scambio tra chi le utilizza e i passanti, conferendo dunque al lavoro una qualità sociale.

‘Mikhail Baryshnikov is top of the dancers…’


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