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Jeppe Hein
FONTANE
Opening
22.09.2006, 1PM
Until 20-10-2006
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To the Top
solo show "FONTANE"
2006
installation view

Fireslide
2006
acciaio inossidabile, pompa, ventola magnetica, tubi, sensore, alcool isopropilico, meccanismo di controllo computerizzato
175 x 300 x 20 cm

Flowing Water
2006
acciaio inossidabile, vetro, acqua, pompa
250 x 110 x 75 cm

195 x 60 x 60 cm
Untitled (Stack with water)
2006
acciaio inossidabile acqua, pompa

Fire Between Water
2006
acciaio inossidabile, pompa, boccaglio, sensore, butano, meccanismo di controllo computerizzato
90 x 200 x 200 cm

Zero… ha il piacere di presentare Fontane, la prima mostra personale di Jeppe Hein in Italia. Attraverso un’analisi delle forme di questo universale elemento decorativo, il lavoro di Hein mette in crisi i punti di riferimento dello spettatore con installazioni e sculture che deliberatamente, ma spesso in modo ludico, creano dubbi e spiazzamento.

Tre lavori sono collocati nello spazio principale: Flowing Water, Ball on Top of Water e Fireslide. Nel primo, una costruzione di acciao inossidabile filigranato offre l’esperienza estetica di un costante flusso d’acqua. Ball on Top of Water è costituito da una struttura verticale di quattro pareti a specchi riflettenti. Al suo interno, una sfera di plastica bianca è spinta in aria dal getto d’acqua che fuoriesce da una fontana: la sfera sembra danzarvi sopra e si riflette nelle pareti interne della struttura in un’infinita e molteplice visione. Fireslide infine, combina la riduzione formale di una struttura minimale con le qualità spettacolari di un processo inaspettato, giocando con l’ambiguità e la combinazione di due elementi apparentemente contradditori quali l’acqua e il fuoco. Nel corridoio si trova Untitled (Stack with Water), un omaggio ad un lavoro di Donald Judd del 1968/69, in cui l’artista induce lo spettatore a riconsiderare i concetti di noia, monotonia e ripetizione. Sulla terrazza, infine, Fire between Water, dove, in una piccola vasca all’interno di un tavolo metallico, due getti d’acqua si confrontano creando un arco; nel punto di incontro si sprigiona una fiamma.

L’intero progetto, nel suo insieme, si presenta come uno studio sull’estetica modernista che, discostandosi dalle sue tendenze all’esclusività e all’elitarismo, si declina in una dimensione più ludica ed informale. Attraverso una nuova codificazione di elementi strutturali, astrazione e reinterpretazione di lavori iconici, l’artista invita ad un dialogo che considera l’interattività dell’interpretazione, dell’esperienza e delle associazioni. La sua abilità nell’integrare i visitatori e gli spettatori come componenti integrali della sua prassi artistica definisce l’unicità del suo lavoro in un’ottica che prescinde dai generi.

Gyonata Bonvicini


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