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Changes of administrations
Opening
08.04.2011 , 12 AM
Until 14-05-2011
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solo show "Changes of administrations"
2011
installation view

solo show "Changes of administrations"
2011
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solo show "Changes of administrations"
2011
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2011
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2011
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2011
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2011
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2011
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2011
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solo show "Changes of administrations"
2011
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2011
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2011
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solo show "Changes of administrations"
2011
installation view

solo show "Changes of administrations"
2011
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Neïl Beloufa
Countryside
2011
gesso, supporto di legno, carta, pittura
38.5 x 38 x 11 cm

Neïl Beloufa
Trying the new skating rink
2011
legno, ferro
80 x 14 x 22 cm

Neïl Beloufa
Two shelves after
2011
legno, stampa su dibond
51 x 31 x 38 cm

Neïl Beloufa
To the last one
2011
stampa alla gelatina dʼargento
25 x 31.5 x 2 cm

Neïl Beloufa
The band was crazy
2011
legno
32 x x 67 x 46 cm

Neïl Beloufa
A last one before you close
2011
legno
36 x 55 x 60 cm

Neïl Beloufa
Switzerland
2011
legno, pittura
41 x 25 x 12 cm

Neïl Beloufa
Heroes
2011
stampa su dibond, elastico, legno
160 x 46 x 25 cm

Neïl Beloufa
Holidays,
2011
tubo di rame, stampa su dibond, legno particolare
400 x 70 x 50 cm

Neïl Beloufa
A palm tree
2011
stampa su alluminio, tubo PVC, corda, plexiglass, legno/
108 x 60 x 80 cm

Neïl Beloufa
Peugeot Maccarena
2011
stampa, plexiglass, legno
191 x 240 x 26.5 cm

Neïl Beloufa
Peugeot Maccarena
2011
stampa, plexiglass, legno particolare
191 x 240 x 26.5 cm

La galleria è lieta di presentare un’installazione site-specific dell’artista francese Neïl Beloufa.

Mischiando oggetti assemblati in studio con video di qualità cinematografica, sculture e immagini - cose che “agiscono” sotto i nostri occhi e rimandano le une alle altre - il lavoro di Beloufa sembra situarsi in uno spazio “intermedio”, uno spazio in cui è lecito sospendere l’incredulità: da un documento ad una finzione, da un oggetto funzionale ad una scultura, da un lavoro ad un'altra opera o al suo contesto espositivo. Neïl Beloufa ci forza ad un’immersione liberatoria e purificante in un universo giocoso e autosufficiente, parallelo al nostro, dove il fortuito diventa soggetto a pieno titolo, e i soggetti hanno la stessa probabilità di incontrarsi di due sottomarini o due satelliti... evento che, di questi tempi, sembra presentarsi con una certa frequenza.

Più che incarnare processi, i lavori di Beloufa sembrano agire come principi di distillazione. Per esempio, contro il “mentire”: l’artista ci offre uno sguardo da dietro le quinte su ogni dettaglio, per cui ogni trucco diventa visibile e l’illusione svanisce. La nostra interpretazione è contraddetta, deformata e continuamente destabilizzata, fino ad esistere soltanto in un rapporto parassitario con la presenza strutturale dei dettagli, del mezzo espressivo e dell’installazione stessa.

La mostra, in cui lo spazio è delimitato da green screens, ruota attorno a Sayre and Marcus(2010) una video installazione a tre canali. Il video mostra un gruppo di americani seduti in cerchio e impegnati ad individuare il colpevole che si trova tra loro. La musica e l’uso della panoramica enfatizzano la tensione narrativa. Le proiezioni sono ritmate da sculture, oggetti e immagini che suggeriscono potenziali significati o modi alternativi di trattare il reale. Una crocchetta di pollo, la fotocopia di una teeneger, una palma o la metà di una scrivania…

Questi elementi sono affrontati alla stessa maniera, partendo dalla premessa empirica che la finzione sta al documentario come una scultura ad un oggetto funzionale. In entrambi casi, gli spettatori devono rinunciare ad un ragionamento coerente, riporre la loro fede nell’oggetto, e dunque collocarlo su un piano più elevato. Il fatto è che (forse) i video sono fatti per essere guardati, mentre un oggetto funzionale è fatto per essere utilizzato. L’abitudine dello spettatore alla visione potrebbe conferire ai video di Beloufa una maggiore autorevolezza, che l’artista cerca di bilanciare scegliendo di riflettere su questo stesso sistema, evocando altri potenziali significati pur mantenendo i medesimi gesti, come ad esempio la tecnica di svelare gli artifici, o di utilizzare inutili pretesti come soggetti.

Neïl Beloufa crea un universo caotico fatto di immagini, suoni e significati, unito da una estemporanea coerenza estetica in cui si ha l’impressione che ogni dettaglio partecipi ad una trama dissociante, destinata a calarci in una nebbia interpretativa. Possiamo restare a guardare questi lavori a lungo, cercando riferimenti, allusioni o criteri: i tasselli del puzzle sono stati messi sotto i nostri occhi.

 

Basato sul testo di Gaël Charbau, “Welcome elsewhere”.


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