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La morale della storia
Opening
02.05.2019, 6PM
Until 13-07-2019
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Un vecchio cammello che sin da giovanissimo portava in giro i turisti si trovò nella condizione di essere troppo stanco per continuare a farlo.

Non respirava più bene a causa dell’aria inquinata della città e quando qualcuno cercava di salirgli in groppa non riusciva più nemmeno ad alzarsi.

Le gambe gli tremavano e si lamentava per il dolore.

Il suo capo, colui che gli aveva sempre dato da mangiare, gli consigliò di andare a riposare nel deserto.

 

Camminando camminando, sotto il sole battente, il cammello si accorse improvvisamente che il paesaggio era cambiato: era arrivato finalmente nel deserto.

E si era perso. A memoria di cammello questa cosa non era mai avvenuta.

 

Un piccolo Fennec capitò li per caso e cercò velocemente di approfittare della situazione.

Propose al cammello smarrito di seguirlo verso una piccola oasi dove egli viveva con la sua numerosa famiglia.

Là, disse, c’è acqua e la vita è di buona qualità.

L’unico problema è che non ci sono rifugi in cui ripararsi facilmente dai raggi del sole.

Il cammello ascoltò con interesse solo la prima parte del discorso e incominciò ad immaginare un paradiso verde e lussureggiante.

 

Quando invece arrivarono, il vecchio cammello, sudando copiosamente, cadde collassando proprio vicino alla pozza d’acqua.

Il suo disappunto fu grande quando vide che tutto intorno era secco come nel deserto.

La piccola volpe notò tuttavia che le enormi gobbe del cammello proiettavano sul terreno una perfetta zona ombreggiante.

Avendo sempre sognato di fare un riposino al fresco chiese al cammello se fosse possibile sdraiarsi vicino a lui.

A memoria di Fennec nessuno aveva mai avuto un pensiero del genere.

 

Il cammello accettò a condizione che la volpe gli portasse in cambio un sasso.

Il Fennec andò e cavò il sasso.

Sotto ad esso viveva una colonia di formiche.

Prese di sorpresa qualche centinaio di formiche incominciò allora a cercare un altro rifugio.

 

I fratelli e le sorelle della piccola volpe, che di solito scavano buche per farne tane, trovarono alquanto vantaggioso dare le pietre per averne in cambio dei posti all’ombra.

Uno dopo l’altro decisero di non scavare più e di andare invece a cavare sassi nel deserto.

L’impassibile cammello accettò tutti i nuovi ospiti che portarono il sasso.

Chiese solo che si mettessero in fila, incolonnandosi uno sopra all’altro.

Si costruì piuttosto velocemente un muro e nessuno si accorse delle centinaia di formiche che si agitavano sotto il sole.

Qualcuno ha visto almeno un sassolino?

E si disperavano l’una con l’altra.

A memoria di formica questa cosa non si era mai vista.

C’erano a un certo punto più e più volpi e sempre meno ombra.

Il cammello, avendo paura di essere sgridato per non aver mantenuta la promessa, svegliò il piccolo Fennec nel bel mezzo del suo pisolino.

Gli disse che se avesse voluto finire di riposarsi avrebbe dovuto portare un’altra pietra.

In effetti l’ultima volpe arrivata non aveva più spazio disponibile all’ombra.

Ti dico questo con una certa rudezza, devi infatti contribuire al bene comune: più grande il muro più grande sarà l’ombra a disposizione e tutti saranno contenti!

 

Nel deserto la notizia aveva incominciato a girare e carovane di Fennec arrivarono all’oasi e ciascuna volpe col suo sassolino in bocca.

Ognuna aveva immaginato il suo paradiso.

Ma ogni volpe ormai era costretta a cercare i sassi sempre più lontano ed era sempre più stanca quando ritornava.

Nel deserto intorno ormai le volpi lottavano fra di loro per i pochi ciottoli rimasti.

Consapevole del problema il cammello ormai accettava anche pietruzze piccolissime concedendo in proporzione pisolini cortissimi.

A memoria di cammello questa era la soluzione migliore.

 

Migliaia di formiche si stufarono di essere cacciate dai loro formicai, quanto al cammello decise di spostarsi nel momento in cui il sole cambiò posizione e il grande muro non serviva più a fare ombra.

La terza volta che il cammello chiese alla volpe di andare a cercare un’altra pietra lei sbuffò.

Chiese allora alle altre volpi perché continuavano a costruire il grande muro invece di scavare tane come al solito.

Sembravano tutte disperate, sarebbe stato così più semplice infatti.

Ma come abbandonare il muro che avevano costruito con tanta fatica e in cui avevano creduto così fortemente?

Nessuno aveva mai visto una situazione del genere a memoria di Fennec.

 

Il cammello osservava tutto ciò con un certo distacco.

La piccola volpe che si era rifiutata di andare a cercare un’altro sasso vide un temporale che stava arrivando da lontano.

Non esitò ad allertare i propri compagni affinché trovassero velocemente riparo.

Alcuni non vollero assolutamente lasciare il loro riparo all’ombra (mica sono stupidi i Fennec) mentre altre andarono a rifugiarsi sulla cima di una duna di sabbia.

Improvvisamente un primo colpo di vento fece traballare il muro di sassi, il cammello però non volle allontanarsi da esso.

Quello era il suo muro!

 

I fulmini scoppiarono nel cielo e la pioggia cadde copiosa sulla terra arida.

Le formiche, ormai prossime al panico, si raggrupparono e si unirono l’un l’altra a formare un’imbarcazione improvvisata in cui si riversarono decine di milioni di formiche.

E la pioggia venne giù sempre di più e sempre più forte.

Questo non si era mai visto a memoria di formica.

 

Tutto il giorno e tutta la notte piovve acqua dal cielo.

Le formiche galleggiavano sull’acqua sulle loro imbarcazioni, molto più in alto delle pietre che erano rimaste sul fondo.

 

Il mondo era sottosopra.

Questa cosa non era mai accaduta a memoria di deserto.

 


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