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Ulisse Lineare

Yuri Ancarani, Micol Assaël,

Mario Dellavedova, Hubert Duprat,

Massimo Grimaldi, Yu Ji, Atiéna R. Kilfa

 

opening: December 9th, 2021, 6pm - 9pm

until / fino a: February 19th, 2022

L’epopea di Ulisse, alla base della cultura Occidentale, porta con sé il concetto di circolarità, di ritorno a casa, di un senso di giustizia che si manifesta come sintesi finale di un viaggio fatto di peripezie, disavventure e inattese direzioni dovute alla volontà di un destino che si dipana e si palesa nell’impossibilità di controllo da parte dell’eroe omerico.

 

Sottoposto a decisioni divine al limite del capriccio il ritorno a casa diventa appunto odissea.

 

Immaginiamo un punto di questa storia nel momento del suo divenire.

 

Come il punto di una circonferenza può essere immaginato attraversato da un retta tangente la circonferenza stessa (l’insieme dei punti compone il tondo) cosi immaginiamo Ulisse in un punto imprecisato del suo viaggio, dove non è possibile predire ed immaginare il momento ristoratore dato dalla risoluzione di tutti i problemi.

 

La mostra vuole descrivere un momento intermedio in quel processo.

 

Senza avere la certezza della chiusura del cerchio, l’immagine della mostra e le opere tendono a fissare un istante in divenire - nel mezzo di questo cammino.

 

La presenza dei lavori e il loro dialogo fissano un’immagine che vorrebbe rappresentare quella stasi, quella sospensione spazio temporale.

 

I significati collidono, la presenza si confonde in un’atmosfera fantasmagorica.

 

La figura umana, il volto in particolare, emerge secondo varie possibilità fenotipiche.

 

Un atto poetico, un tentativo di formalizzare esteticamente il nostro divenire come specie nel tempo in cui viviamo.

 

Bellezza, preziosità, angosciante presenza.

 

La speranza dell’arrivo in un porto benevolo e la sospensione urticante legata alla paura di non riuscirci.

The epic of Ulysses brings with it the concept of circularity, of returning home, of a sense of justice represented as the final encapsulation of a journey replete with vicissitudes, misadventures and unexpected directions shaped by an unfolding destiny that becomes manifest in the Homeric hero's impossibility of control.

 

Subjected to divine decisions bordering on caprice, the return home becomes an odyssey.

 

Let us imagine a point in this story while it happens.

 

Just as we can imagine the point of a circumference being crossed tangentially by a straight line (the set of points making up the circle), so we imagine Ulysses at an unspecified point of his journey, where it is impossible to predict or imagine the relief that’s brought by resolution of all problems.

 

The exhibition seeks to describe an intermediate moment in that process.

 

Without the certainty of closing the circle, the image of the exhibition and the works tend to capture a moment in the making – in the middle of this journey.

 

The presence of the works and their dialogue capture an image that seeks to represent that stasis, that space-time suspension.

 

Meanings collide and the presence is confused in a phantasmagoric atmosphere.

 

The human figure, and the face in particular, emerges according to various phenotypic possibilities.

 

It is a poetic act, an attempt to aesthetically formalise our becoming as a species in the time we live in.

 

Beauty, preciousness, distressing presence.

 

The hope of arrival in a friendly port and the stinging apprehension linked to the fear of not succeeding.